Il 7 agosto 1974 il 24enne funambolo francese Philippe Petit compie un’impresa incredibile: la traversata delle Torri Gemelle del World Trade Center su un cavo d’acciaio, senza alcuna protezione. L’epilogo dell’impresa fu il suo arresto. Comprese le ragioni del funambolo, venne simbolicamente condannato ad esibirsi per i bambini a Central Park. In effetti il giovare francese aveva osato valicare il cielo e lo spazio del centro del potere economico, facendosi gioco dei controlli e della sorveglianza.

Quando venne arrestato, gli chiesero il perché di quella passeggiata incosciente e lui rispose: “Non c’è un perché. Quando vedo un bel posto dove mettere il filo, non resisto”.

In un’intervista recente, in seguito al film che racconta la sua impresa, “The Walk” di Robert Zemekis, Petit ha ricordato quel gesto come un tributo alla pace e alla bellezza.

Ecco le sua tranquille imprese prima del 1974 :
– nel 1971 distese il cavo d’acciaio tra i campanili della cattedrale di Notre Dame a Parigi;
– nel 1973 fu la volta dei piloni nord dell’Harbur Bridge di Sydney.
A seguire sempre nel 1974 attraversò lo spazio vuoto tra le guglie della cattedrale di Laon in Francia e nel 1975 la traversata del Superdome di New Orleans.

Il racconto dell’impresa di New York è tutto nel libro autobiografico Toccare le nuvole, Ponte alle Grazie, da cui è tratto anche il documentario Man on Wire premio Oscar nel 2008.

Werner Herzog nell’introduzione al Trattato di funambolismo, sempre scritto da Petit e edito Ponte Alle Grazie, lo definisce “Uomo Fragile del Filo, Imperatore dell’Aria. Come Fitzcarraldo, sei tanto raro e prodigioso che più non si potrebbe: un Conquistador dell’Inutile”.

In Francia, l’impresa più ricordata è la passeggiata di 800 metri su una corda tesa in diagonale dal Trocadero fino al secondo piano della Tour Eiffel.

Ad oggi a 66 anni non si è mai fermato. Pare che abbia collezionato per le sue imprese circa 500 arresti e recentemente ha dichiarato che la prossima camminata funambola potrebbe essere il Colosseo.

Per chi volesse saperne di più e superare magari la paura del vuoto, c’è anche Credere nel vuoto, Bollati Boringheri Editore, dove si legge “il punto di vista di un uomo che percorre il vuoto”.

“Ecco il viaggio da fare,
alzati quando il filo si mischia alla carta del cielo.”